giovedì 9 novembre 2017

Cambiamento e Solitudine

J.A.Grimshaw, Autumn Evening

Adesso che tutto è cambiato, tornare su questo blog, vedere le foto e leggere i vecchi post in cui raccontavo le mie giornate mi crea solo nostalgia e un'acuta sofferenza; per questo non ho più scritto.
Ho parlato spesso di cambiamento in questo spazio, ma talvolta il cambiamento avviene e non è quello che avevi tanto sognato, anzi: va nella direzione contraria rispetto a quella che volevi tu.

All'improvviso ti ritrovi sola.
 I sogni e i progetti per il futuro sono bolle di sapone che esplodono nell'aria... puf! Illusioni.


Crolla il castello e tu rimani stordita a guardare le macerie. Per giorni, per settimane  non ti rendi nemmeno conto di quello che sta avvenendo, alterni momenti di incredulità a momenti di disperazione. Cominci a vivere in automatico perché il tuo cervello è troppo impegnato a cercare le ragioni di quello che sta accadendo. Ma le ragioni per te non ci sono e anche se fossero giuste e chiare come il sole, tu  ora non le capiresti.


Un pomeriggio, mentre stai scrivendo, guardi dalla finestra di fronte gli alberi con le foglie ingiallite che spiccano contro l’azzurro intenso del cielo d’autunno e pensi che forse devi lasciare che tutto crolli per poi ricostruire. Ricostruire finalmente come vuoi tu. Pensi a quell’essenza intangibile nascosta nel tuo io più profondo, quella che in altri momenti dolorosi della tua vita hai sentito esistere. Ti sembra di percepirla, è un attimo e poi non la senti più. Lo smarrimento che provi è ancora troppo grande. Ma un giorno la sentirai un po’più forte e alla fine ti parlerà e allora guarirai. Lo sai, lo sai!
Forse il cambiamento per essere vero deve fare male. Forse bisogna morire per poi rinascere.


G.

sabato 29 luglio 2017

La lucina di Antonio Moresco -Libri-



Giovedì ero di passaggio in centro città, dovevo prendere un autobus ma mancava ancora un po' di tempo al suo arrivo, così ho deciso di fare un giro in una grande libreria lì a pochi passi dalla fermata. Non avevo intenzione di comprare, avendo già prenotato dei libri in biblioteca, più che altro cercavo scampo dall'afa all'interno dei locali climatizzati. Invece, dieci minuti dopo, eccomi uscire con La lucina di Antonio Moresco sotto braccio, tutta contenta ed impaziente di salire sull'autobus per mettermi a leggere subito il primo capitolo. 
Questo è uno di quei rari libri che ti chiamano dallo scaffale - chi è lettore forse potrà capire - uno di quelli che se hai dieci euro nel portamonete e devi comprare qualcosa per pranzo, alla fine pensi: beh, mangerò pane, olio e pomodoro (che tra l'altro è buonissimo!) e alla fine ti compri il libro e senti una piccola, frizzante, segreta gioia nel petto.
Mi ha colpito il titolo, così semplice, con questa parola, lucina, che ha qualcosa di antico e fiabesco. Mi ha fatto ricordare un suggestione infantile procurata da un racconto materno: se di notte, dal paese, si guardava verso il buio fitto dei campi si vedeva un'unica luce brillare. Era una casa isolata in mezzo alla campagna e la chiamavano la casetta lucenta.
Nel libro c'è un uomo solitario che vive in un borgo abbandonato sui monti, in una casa di pietra, in mezzo ad una natura lussureggiante e selvaggia che tutto sommerge e fagocita con la sua energia vitale. Ogni sera egli vede accendersi una lucina nell'oscurità del bosco sul crinale di fronte. Ogni sera si chiede chi viva al di là della valle, in un luogo che tutti ritengono disabitato. La lucina diventa per il protagonista una piccola ossessione e la curiosità lo spinge dall'altra parte della montagna alla scoperta del mistero. Cosa troverà? Non ve lo voglio rivelare per non rovinarvi il piacere della lettura se deciderete di leggere il libro.
A me è piaciuto molto perché all'interno ci sono temi che mi sono cari: l'uomo e la natura, la solitudine della montagna, l'eremita, il mistero del confine tra la vita e la morte...
La lucina è una storia enigmatica, misteriosa, triste e intensa, ricca di simboli, che offre molti livelli di lettura. Il finale aperto lascia un po' in sospeso il lettore e probabilmente non soddisfa le aspettative di tutti, ma sta qui la chiave del mistero ed è questo finale che forse rende il libro così conturbante.

G.

venerdì 23 giugno 2017

Tra inquietudini e lavori fasulli è arrivata l'estate

Ho ricominciato a leggere L'orto di un perdigiorno di Pia Pera. Ve ne parlai nell'autunno passato, dopo averlo letto per la prima volta preso in prestito dalla biblioteca, e sono molto contenta di averlo infine acquistato perché ero certa che lo avrei ripreso in mano più volte. Questo libro per me è una specie di libro di meditazione: quando sono inquieta rileggo le riflessioni di Pia, le sue splendide descrizioni del trascorrere delle stagioni sul giardino e sto bene.

Oggi fa troppo caldo. Sono qui, nel laboratorio, ho trascinato un tavolino davanti alla finestra spalancata per trarre beneficio dalla corrente d'aria che si crea tra porta e finestra, ma non riesco a lavorare. L'odore dei solventi per la pulitura è fastidioso con quest'afa. Devo interrompere: il cliente aspetterà.

Ho già scritto della mia ricerca, discontinua e fino ad ora infruttuosa, di un lavoretto part-time. Ho scoperto che cercare lavoro oggi è come addentrarsi in una giungla piena d'insidie. Una volta bastava presentarsi, parlare con il titolare della ditta, se gli piacevi potevi fare un periodo di prova e poi ti assumevano. Oggi non si capisce più nulla, con queste cavolo di agenzie interinali! Inoltre, se non sei  abbastanza sgamato, è molto probabile che tu finisca in mano a truffatori.
Venerdì scorso, verso sera, ho ricevuto una telefonata da parte di una non ben specificata multinazionale. Mi chiedono se sono disponibile per un colloquio il giorno seguente, sabato, alle 14.30. La telefonata mi pare strana. Innanzitutto, sono quasi sicura di non aver mandato il curriculum a nessuna multinazionale  e infatti, dopo qualche domanda alla tizia, capisco che loro il mio curriculum non lo hanno e quindi come fanno a possedere il  mio numero di telefono? Poi, alla mia domanda sul tipo di mansione, la donna mi risponde con un vago "Ci sono molte posizioni aperte". Le dico che il giorno seguente ho un impegno e non posso andare al colloquio a quell'ora. "Non si può rimandare alla settimana successiva?" chiedo. No, no, è impossibile perché bla bla bla... della serie O Roma o morte, insomma, domani o mai più. La tizia sembrava avere molta fretta di fissarmi l'appuntamento. Sto sul vago anch'io e dico: "Vediamo se domani riesco a liberarmi..." e lei: "Mi raccomando, l'aspettiamo".
La faccenda non mi convince e naturalmente il giorno dopo non mi presento. E guarda un po'? Questi cominciano a tempestarmi di telefonate.
In seguito, facendo una ricerca sulla rete, capito in un forum in cui alcune persone raccontano esperienze del genere. Tutte seguivano la stessa modalità: una telefonata da una multinazionale anonima, nessuno aveva inviato il curriculum, il colloquio fissato in tutta fretta per il giorno seguente, risposte vaghe alle domande e mansioni lavorative non specificate. Chi si è recato al colloquio si è trovato a fronteggiare tentativi di vendita di corsi o proposte di entrare in una di quelle cosiddette catene di Sant'Antonio in cui tu guadagni se porti gente (ma non è vero e comunque  sono illegali) e altre truffe del genere. Ma le testimonianze più incredibili sono quelle di persone che, dopo questi colloqui, hanno accettato di fare un giorno di prova credendo di andare a fare la segretaria o il magazziniere e si sono invece ritrovate a sfrecciare su un'auto, guidata da giovani neopatentati, verso una destinazione misteriosa. Solo dopo molta insistenza e dopo parecchi kilometri, ai malcapiatati è stato rivelato l'arcano: il lavoro consisteva nel vendere porta a porta  contratti dell'elettricità o del gas. Chi si è impuntato rifiutando di continuare il viaggio è stato lasciato senza mezzi in un parcheggio sconosciuto o in un bar a cento kilometri da casa. Sembra pazzesco, ma le testimonianze sono decine, da tutta Italia.
Vi rendete conto? Praticamente è un sequestro di persona! Ma questa gente, come pensa di trovare qualcuno disposto a lavorare se mette in atto questi inganni così assurdi e ridicoli? Mah... Quindi, se cercate lavoro, orecchie e occhi bene aperti e attenzione alle telefonate strane!

lunedì 5 giugno 2017

Le borse di Madame Crochet


Cari amici, ecco, per chi me l'aveva chiesto, una carrellata di borse e borsellini realizzati a mano dalla sottoscritta per il canale Madame Crochet. 
Sono tutte creazioni lavorate all'uncinetto, foderate e cucite manualmente... Spero vi piacciano!

Partiamo con Sabrina, una borsetta nera, molto chic, da portare a mano ma anche con tracollina in caso di necessità. Le dimensioni esterne contenute nascondono un interno molto capiente e fanno di Sabrina un borsetta portabile, comoda ed elegante. Di questa creazione ho realizzato il tutorial sul canale. (Progetto originale di madame Crochet)


Ha la stessa dimensione ma è molto più vezzosa, Luxury, in cordino beige, una borsa romantica e particolarissima che si adatta ad un abito da cerimonia e anche ad un paio di jeans. (Progetto originale di La Fata Tuttofare).


 Iride, capiente, allegra e tipicamente estiva, borsa in fettuccia di lycra con i manici in resina. Questa è in versione viola, ma è possibile realizzarla in tutti i colori dell'arcobaleno! (Progetto originale di Madane Crochet)


Classica nella sua forma rétro, Cloe, realizzata in cordino dorato con una sfumatura di tortora che ne attenua il brillio rendendo la pochette portabile anche in una sera d'estate. La chiusura decorata la rende una borsetta gioiello.


Piccolo e delizioso, Bolle Blu,  borsellino realizzato con il simpatico punto nocciolina, adatto da portare in mano con un abito estivo, è fatto in cordino morbido blu con inserti in lurex. (Progetto originale di La Fata Tuttofare)


Infine Sirenetta, borsetta in fettuccia, sbarazzina, graziosa e super femminile con il grande fiore bicolore. Realizzabile in tutti i colori. (Progetto originale di Madame Crochet)


Un caro saluto a tutti!

martedì 30 maggio 2017

Tenere dritto il timone


Nella mia lotta quotidiana con i soldi ogni tanto ho dei cedimenti.
Un lavoro di restauro richiede molto tempo, settimane, spesso mesi e finchè si lavora su un'opera non si guadagna. Però bisogna mangiare tutti i giorni e soprattutto pagare le decine di bollette, tasse e balzelli vari che il postino recapita ormai a frequenza giornaliera. Allora che si fa? Io ogni tanto mi demoralizzo e perdo la retta via. Possibile che una persona non possa svolgere tranquillamente il proprio lavoro a causa del costo della vita che è diventato insostenibile?! Mi viene una rabbia!

La settimana scorsa ho partecipato al Vintage Market, un mercatino di tre giorni che di solito mi fa guadagnare qualche soldino, un aiuto, insomma. Ero contenta e invece quest'anno l'affluenza è stata molto scarsa e alla fine dei giochi ci ho rimesso, non riuscendo neppure a coprire le spese di partecipazione. Va bene, me ne sono fatta una ragione e me la sono fatta passare, come si dice.

Il mio banchetto

Il giorno dopo mi arriva la proposta per un colloquio di lavoro, che non c'entra nulla con il restauro, grazie a un curriculum che spedii tempo prima, in uno dei miei momenti di sconforto. Penso di andare, anche se non sono convinta e sono assalita dall'ansia. Ecco, penso, se mi prendono addio restauro. Ma tanto non mi prendono, perché ormai sono vecchia e chissà quante persone più giovani di me parteciperanno ai colloqui... Che rabbia, perché non posso fare semplicemente il mio lavoro?
Lo stesso giorno mi chiama un cliente che non sentivo da due anni e  mi dice: "Signorina, ho un bel po' di lavoro per lei. Intanto cominciamo con un'icona antica... Quando gliela porto?"
SALTI DI GIOIA.

Tassello di pulitura su icona dipinta su metallo

Cornice metallica dell'icona, particolare.

Mi arriva tra le mani una stupenda icona dipinta su metallo con una cornice decorata a smalti. Una sfida fantastica. Comincio a studiare l'intervento, delicato e particolare, proprio per il supporto su cui è dipinta l'opera.
Alla fine al colloquio non sono andata.
Teniamo dritto il timone e andiamo avanti!

Un abbraccio a tutti.

sabato 6 maggio 2017

Vi presento Madame Crochet!



Cari, sono stata assente durante l'ultimo mese perché nel frattempo ne ho combinata un'altra delle mie... Eh sì, con le mani ferme non ci so proprio stare e così... ho aperto su Youtube un canale dedicato ad una delle mie passioni, l'uncinetto!
Ho aspettato un paio di mesetti prima di scriverne qui nel mio spazio prediletto; un po' perché mi sembrava di essere ridicola a fare dei tutorial sull'uncinetto e un po' perché volevo tenere le due cose divise, infatti il canale si chiama Madame Crochet che con Oltremare non c'entra niente. Ma poi qualcuno mi ha fatto notare che sia dietro Madame che dietro Oltremare c'è Giorgia e allora mi sono decisa a scrivere questo post per presentarvi la mia nuova creatura che è piccola piccola e sembra godere di scarso interesse da parte degli utenti del Tubo, per il momento. Comunque sia, fare i video mi piace e allora si va avanti.
Avevo voglia di parlare di crochet, di dedicarmi a questa bellissima "arte", tuttavia le mie conoscenze sia annoierebbero a morte se cominciassi a discutere con loro di catenelle e maglie basse e allora, ecco, facciamo un canale dedicato agli amanti del magico uncino... tiè!
Bene amici, se volete, date un'occhiata ai miei video, fatelo e non ridete!!! Oppure ridete, ve lo concedo, ma sostenetemi con i "mi piace", se viva iscrivetevi e fate un po' di pubblicità perché il mio canale è davvero minuscolo, schiacciato dai canaloni popolari,  ma io vorrei tanto continuasse a crescere.

Grazie e buon sabato!


Mini corso: come fare una borsa in cordino- 1. Preparare il fondo

sabato 8 aprile 2017

Dina, Lela e il gatto

Carlo Carrà, L'attesa



Il mio rapporto con Dina iniziò qualche anno fa in modo un poco turbolento: lei venne, armata di bastone, a cacciarmi dal suo terreno in cui io mi trovavo a passeggiare con il cane, ignorando che fosse di sua proprietà (ne scrissi in questo vecchio post Torta morbida al cioccolato e piccolo esperimento scaccia-nemici). Un giorno, incontrandola per caso, mentre passavo davanti alla sua casa, decisi di salutarla e inaspettatamente lei si mostrò cordiale. L'episodio del bastone sembrava dimenticato e ci fermammo a parlare di cani. Dina aveva una passione per i cani neri, per questo guardava sempre con ammirazione il mio. Le piacevano quei bastardoni, rustici e un po' scontrosi che nessuno vuole; selvatici, solitari e arruffati proprio come lei. Da quel giorno nacque una strana amicizia.

A novembre Dina finalmente prese un cane. Una femmina nera come il carbone, con le orecchie aguzze, da lupo. Una simil-lupetta molto vivace, tanto che era fuggita quasi subito tramite un passaggio nella recinzione. Era stata recuperata, ma Dina aveva paura che scappasse di nuovo e un giorno passai di là e vidi la cagnetta che ululava chiusa dentro una gabbia. Mi arrabbiai: perché prendere un cane per tenerlo a catena o addirittura in gabbia?! Temevo che le dicerie che circolavano in paese fossero vere e che la donna fosse un po' matta, come l'unico fratello che si uccise gettandosi in un canale, molti anni fa. Ma Dina non era pazza e mi spiegò che il cane era scappato e che quel giorno aveva dovuto rinchiuderlo perché lei non era in casa, ma che adesso avrebbe fatto montare una recinzione più robusta così Lela, questo era il nome della cagnetta, non sarebbe più fuggita.
Ogni sera, durante la passeggiata prima di cena con la mia cagnolina, passavo davanti alla sua vecchia casa in fondo alla strada. Percepivo l'odore di legna bruciata nell'aria fredda; Dina ha acceso la stufa, mi dicevo. Mi piaceva immaginarla in casa, seduta vicino al fuoco con Lela accanto.

Una mattina di inizio gennaio la vidi aggirarsi tra i banchi del mercato, sembrava assorta, persa. Con i suoi capelli viola melanzana ed il giaccone troppo grande, mi fece tenerezza. Le augurai buon anno ma provai una stretta al cuore: c'era qualcosa che non andava.
 Poi la vidi una domenica, l'ultima del primo mese dell'anno. Fumava una sigaretta nel cortile di casa con il vecchio gatto grigio e bianco accucciato sotto il secchiaio e la Lela che gli saltellava attorno rischiando unghiate sul naso.
Febbraio portò giorni di pioggia scrosciante e la sera dal camino della casa di Dina non usciva più il buon profumo di legna. Passai  di là la prima sera, poi la seconda, la terza: in casa non c'erano segni di vita. Lela, che di solito al calar del buio veniva chiamata in casa, ora stava sempre fuori, anche con la pioggia. Una sera le diedi un paio di crocchette e lei le divorò. Questo cane ha fame, pensai. Mi trovai a passare ogni giorno, più volte, intorno alla casa di Dina: cercavo indizi e vedevo segni che mi piacevano sempre meno. La posta non veniva ritirata da giorni, sull'uscio si accumulavano le foglie portate dal vento umido. Dov'era finita Dina? Nessuno lo sapeva. Intanto portavo da mangiare a Lela; ma un giorno anche lei sparì.
Una notte sognai che Dina, Lela e il gatto erano a casa. Io la salutavo e lei apriva la porta e mi parlava, ma il suo volto rimaneva immerso nell'ombra e io non riuscivo a vederlo.
Due giorni dopo uscii per la solita passeggiata e il mio cuore ebbe un sussulto quando scorsi il viso mascolino e un po' asimmetrico della mia amica stampato su un'epigrafe murale che ne annunciava la morte. Mi fermai a leggere in preda allo sgomento. "Si è spenta serenamente" recitava l'epigrafe; una zia e alcuni cugini gli unici parenti.
Andai al funerale in un ventoso pomeriggio di metà febbraio. La chiesa, fredda e semideserta, ospitava i pochi parenti e conoscenti di quella donna stramba e solitaria. Facce distese e qualche sorriso, saluti cordiali di chi non si vedeva da tempo: nessun dispiacere, di lacrime per Dina nemmeno una. La messa funebre, una recita raffazzonata e distratta, interpretata da un giovane prete annoiato che se ne va in giro sempre ben vestito, lasciando scie di profumo.
Intanto faccio qualche domanda per capire cosa è successo a Dina; ma la sua morte sembra un mistero: nessuno sa nulla. Poi una cugina dice che Dina aveva problemi ai polmoni. Il medico le aveva raccomandato di stare tranquilla ché era una polmonite curabile, invece, quando Dina si era recata in ospedale per una visita, era saltata fuori la verità: aveva un tumore in stato avanzato e non c'erano speranze. Pochi giorni dopo se n'era già andata, senza arrecare troppo fastidio.
E il cane? chiedo. L'ha preso il vicino di casa, mi rispondono. Il vicino, uno dei pochi amici di Dina, tanto che in ospedale ci andava lui e non i parenti perché Dina aveva dato il suo numero di telefono ai medici. Le mostrava le foto di Lela scattate con il cellulare e lei gli aveva chiesto di predersene cura. Così è stato.
Al cimitero, la bara viene calata nella terra. La gente chiacchiera. Io osservo la cassa che scende nella fossa e penso che dentro c'è Dina, la mia strana amica che fino a due settimane prima fumava una sigaretta nel cortile di casa. E penso alla sua casa, alla sua preziosa bicicletta e ai suoi oggetti che adesso verranno toccati e gettati nella spazzatura da parenti che non frequentava. Ma forse no, Dina non è lì dentro. Dina è libera, leggera e magari ci sta osservando divertita... o forse non è più nulla, basta, tutto finito e buonanotte. Chi lo sa?
 Il rito funebre termina mentre il vento è sempre più fastidioso, tutti se ne vanno. Io torno a casa a piedi, immersa nella sottile malinconia di un corto pomeriggio invernale.

Adesso la casa di Dina è chiusa e desolata, sta lì in attesa, forse di essere venduta. E insieme a lei il vecchio gatto grigio e bianco aspetta Dina sui gradini della porta. Il cortile è punteggiato dal bianco macchiato di rosa pallido delle margheritine e  dal giallo sole del fiore di tarassaco.
Ogni sera esco con un sacchetto di crocchette e vado a portarle al mio nuovo amico gatto. Lui mi aspetta dentro il cortile di Dina, alle sette e mezza in punto, e mi saluta con un miagolio rauco e strascicato. Talvolta incontro la Lela a spasso con il suo nuovo padrone, il figlio del vicino, che le ha comprato un giunzaglio con la pettorina rossa. Lela cerca di darsi un tono, ma poi salta e morde tutto con i suoi bianchi denti di giovane lupetta. Per il momento rimane il cane nero, vivace e selvaggio che piaceva a Dina.



G.